Cammino di Santiago

Il mio Cammino per Santiago di Compostela, Finisterre e Muxia in 26 tappe

Cammino di Santiago – Tappa 4 – da Puente la Reina a Villamayor de Monjardin – 26 luglio 2010

Sveglia alle 6, raccolgo i panni asciutti, mi preparo, faccio una piccola colazione e riesco a partire poco prima della 7. Durante il cammino ho mantenuto la sveglia verso le 6 la maggior parte delle volte. Di conseguenza iniziavo a camminare  tra le 6:30 e le 7. L’orario della partenza non è fisso per tutti, ognuno scegli con libertà quando partire. Ho conosciuto persone che si alzavano alle 3 e partivano alle 3:30 mentre altre che si alzavano alle 8 per partire alle 8:30. Solitamente gli Alberghi del Pellegrino ti obbligano ad uscire molto presto la mattina (mi pare che le 8:30 sia l’orario massimo di uscita).

Tutti gli Alberghi del Pellegrino in cui sono stato finora sono stati di buona qualità, ovviamente non bisogna aspettarsi di stare in un hotel tradizionale in quanto la struttura è molto diversa: si dorme in camerate tutti insieme, forniscono solitamente materassi su cui si mette il sacco a pelo, niente televisione in camera. Si fraternizza e parla molto con gli altri pellegrini e si scambiano un sacco di opinioni e di esperienze.

Uno dei primi incontri della giornata è stato con Luciano, pellegrino conosciuto il giorno prima durante la cena e che incontrerò per quasi tutto il cammino. Al suo secondo cammino, partito da Pamplona questa volta, era ancora un po’ affaticato durante le salite (alla fine invece arriverà a Santiago qualche ora prima di me). Abbiamo iniziato a parlare di diversi argomenti e prima di separarci mi regala un bastone di quelli da montagna.

In molti facevano uso dei bastoni, alcuni bastoni tecnici mentre altri prendevano il primo che trovavano per strada. Insomma che ho visto una varietà di bastoni impressionante durante il cammino. Luciano ne aveva due ma desiderava utilizzarne solamente uno. Ho accettato il bastone non garantendogli  però che lo avrei tenuto perché era più una curiosità che un reale bisogno. Infatti dopo pochi chilometri ho preferito lasciarlo al primo rifugio nel caso qualche altro pellegrino ne avesse bisogno.

Il cammino prosegue con forte sole (che mi accompagnerà fino al ritorno) e nonostante la protezione 50 che mi mettevo tutti i giorni, braccia e gambe erano ugualmente molto colorite (non dimenticate la protezione solare anche per le labbra). Tra l’altro avevo uno splendido cappello da esploratore che aveva un paio di fori e durante questa giornata l’ho indossato orientato in modo diverso perché il sole passava tra i buchi e mi ustionava la testa (avevo i capelli rasati a circa 6 mm e vi assicuro che ustionava).

Il percorso del mattino è un po’ dissestato all’inizio per poi toccare diversi paesi suggestivi. Verso le 11 faccio una prima sosta per rinfrescarmi vicino ad una fonte. Le fonti sono abbastanza comuni in questa parte del percorso e, su consiglio di Luciano, ho imparato ad utilizzarle spesso per rinfrescarmi i piedi e recuperare le energie. Durante la mattina è facile fare dei chilometri, ma poi le cose si fanno più dure e fare delle soste alla fonti aiuta sicuramente. Approfittatene quindi per rinfrescarvi e riempire le borracce o la sacca d’acqua come avevo io.

Mi rendo conto finalmente della reale utilità di alcune funzionalità dello zaino. La possibilità di allacciarlo anche sul davanti scarica molto il peso dalle spalle che a volte a fine giornata arrivano a far più male delle gambe, mentre la sacca d’acqua direttamente alloggiata nello zaino permette di caricare fino a 2 litri d’acqua senza particolare sforzo, e con le condizioni climatiche che ho trovato di acqua ce n’era veramente bisogno.

Vale sempre la regola di portare meno cose possibili nello zaino, concetto che avevo letto e un po’ snobbato inizialmente, ma che adesso condivido al 100%. Un’insegna che incontro durante il cammino e che può essere tradotta come “chi va piano va sano e va lontano, chi va forte va alla morte” e mi fa tornare in mente quanto ho sbagliato il secondo giorno a lasciarmi andare durante le discese facendole quasi correndo e quanto ho pagato questa mia spavalderia il giorno successivo dove per poco non ho dovuto rinunciare. I sobbalzi dello zaino durante le discese avevano inflitto duri colpi alle articolazioni quindi ho ben inteso il significato intrinseco del cartello.

Durante il cammino capita spesso di incontrare nuovamente persone viste nei giorni precedenti o semplicemente poche ore prima. Ogni giorno può prospettarti compagni di viaggio diversi oppure anche lunghi tratti in solitaria. Questo è normale perché ognuno ha il suo ritmo e le proprie tappe, ma ti permette di dialogare con molti pellegrini diversi che parlano lingue diverse e vivono esperienze diverse.

Incontriamo diversi ciclisti durante il tragitto (tra l’altro il percorso non è semplice neppure per loro visto il percorso molto accidentato e le continue salite) e verso le 11:30 ne incontro addirittura uno che ha scritto “Buen Camino” direttamente su una targa bloccata sul portapacchi.

All’arrivo a Estella mi trovo un po’ a disagio perché dopo oltre 100 km percorsi in mezzo alla campagna e a paesaggi rustici non si è più abituati al traffico e al caos tipico delle città. Si prova una sensazione particolare, difficile da spiegare.

Verso le 13 arrivo alla fonte dove gli amanti del vino possono riempire i bicchieri o le borracce e brindare con del vino tinto (nome spagnolo per indicare il vino rosso) prelevandolo direttamente da un rubinetto come si farebbe con l’acqua.

Durante questa tappa incontro molti pellegrini che incontrerò nuovamente in molte tappe successive. Oltre a Luciano di cui già ho parlato e di cui parlerò ancora nelle prossime tappe, ho incontrato Cristine, la ragazza francese conosciuta ad Arre, che si era aggregata con una coppia di francesi (marito in bicicletta e moglie a piedi), e una coppia di torinesi in pensione conosciuti verso la fine della giornata. Con loro dormiremo negli stessi rifugi per diversi giorni.

Sempre dopo aver parlato e ascoltato in molte lingue diverse, con il gruppo di francesi decidiamo di fermarci in cima a una salita a Villamayor de Monjardin. Ci siamo fermato al rifugio dei pellegrini parrocchiale. La struttura era un po’ brutta, sicuramente la peggiore vista fino a quel momento, ma l’accoglienza delle volontarie ha colmato il gap. Era il primo rifugio donativo che incontravo e ho deciso di lasciare una donazione di 10 euro.

Poco dopo arrivano anche i torinesi e verso le 16 arriva anche Luciano, con mio immenso stupore dopo che lo avevo lasciato molto stanco una ventina di chilometri prima.

Alle 17 le due ragazze volontarie ci portano a fare una visita alla chiesa e siccome eravamo sei italiani mi hanno incaricato di tradurre le loro parole (una parlava inglese e una spagnolo) agli italiani presenti. Non sono sicuro di aver capito tutto, ma ho fatto del mio meglio per effettuare la traduzione. Tra tutte le cose viste in chiesa, interessante era la croce che secondo la leggenda se veniva spostata il giorno seguente tornava nel posto a lei destinato nella chiesa.

Alle 19 grande menù del pellegrino al bar vicino insieme alla coppia torinese e a Luciano e verso le 22 siamo andati a letto per prepararci per il giorno successivo.

Caratteristiche del percorso

Distanza
30,7 km
Dislivello positivo
935 m
Dislivello negativo
613 m
Quota minima
342 m
Quota massima
668 m
Tempo totale
8h 00′ 10″
Tempo in movimento
6h 48′ 23″
Tempo in sosta
1h 11′ 47″
Ora di partenza
7.04
Ora di arrivo
15.04

Altimetria

Altimetria da Puente la Reina a Villamayor de Monjardin

Foto

Cammino di Santiago – Tappa 3 – da Arre a Puente la Reina – 25 luglio 2010

Questa volta la sveglia non era obbligata come il giorno precedente. Alcuni quindi si sono svegliati prima e altri dopo. Credo di essermi alzato verso le 6:15 e di essere partito verso le 7.

Victor era partito qualche minuto prima dopo aver eseguito una routine di Tai Chi nel giardino delle chiesa.

Subito dopo essere uscito dalla chiesa e fatto i primi passi sento di aver un fortissimo dolore sul collo del piede sinistro. Mi rendo subito conto di aver davvero esagerato il giorno primo facendo 38 km senza allenamento e mi fermo subito su una panchina. Probabilmente il terreno accidentato trovato nel giorno precedente, lo sfregamento delle scarpe sul collo del piede e il grande numero di km hanno provocato il problema. Ero davvero bloccato e non riuscivo a camminare. Fortunatamente ho pensato di cambiare scarpa mettendo i sandali chiusi credendo che magari, essendo conformati diversamente, non toccassero nello stesso punto delle scarpe da trekking e quindi non provocassero dolore. In effetti così è stato e sono riuscito a ripartire.

Consiglio quindi a tutti di portare sempre almeno 2 paia di scarpe diverse utilizzabili per camminare. Due paia diverse perché inevitabilmente durante il cammino la probabilità di aver dolore ai piedi è molto alta e il cambio delle scarpe può permettervi di andare avanti ugualmente. Questo consiglio mi ha aiutato più di una volta ad andare avanti.

Arrivato a Pamplona, dopo aver scattato qualche foto, stavo per sbagliare strada quando un gruppo di pellegrini mi avvisa e mi salva inutili chilometri aggiuntivi. Faccio conoscenza con il gruppo formato da una ragazza italiana di nome Rosa, 2 spagnoli e un austriaco. Con loro mi fermo a fare colazione al primo bar trovato aperto (succo di frutta e qualche brioche).

Rosa aveva fatto il cammino diverse volte, ma non lo aveva mai portato a termine. Mi ha detto che non se la sentiva di portarlo a termine perché le sembrava che così sarebbe finito tutto. Mi ha raccontato quindi che tutti gli anni iniziava il cammino e arrivava anche a poco più di 100 km da Santiago e poi si fermava.

Il sole era veramente molto forte e con l’austriaco mi sono fermato a mettermi la protezione solare. Gli altri sono andati avanti e li rincontreremo solo il pomeriggio all’arrivo al rifugio. Parlo parecchio con il ragazzo austriaco, un ragazzo grande e grosso che aveva fatto il soldato, parlava inglese e conosceva circa 5 parole in italiano. Arrivato al primo paese ci fermiamo alla fontana per fare il rifornimento d’acqua. Lui incontra due ragazze austriache e cominciano a parlare in una lingua che non conosco. Nel frattempo il parroco della chiesa del paese (spesso le fonti per i pellegrini si trovano vicino alle chiese) si ferma e ci chiede se andavamo a Santiago. Inizia così una discussione di qualche minuto e poi ci rimettiamo in marcia.

Comincia una fase di salita abbastanza spiccata che porta all’Alto de Perdon. L’austriaco si ferma a fare un picnic sotto il sole, mentre io continuo e arrivo in cima dove incontro un ragazzo francese che ha dormito nello stesso albergue ad Arre, Olivier. Ci fermiamo in cima a scattare foto e a prendere un panino. Lui mi raccontò di aver fatto un altro percorso che si unisce al cammino francese, un percorso leggermente più lungo. Conosceva abbastanza bene l’italiano perché aveva lavorato per un po’ in Italia.

Finito il panino io riparto mentre lui si ferma per una sigaretta. Comincia una fase di discesa molto impegnativa con molti sassi. Faccio diversi chilometri in solitudine fino ad Uterga dove mi fermo a far riposare i piedi.

Percorro l’ultima parte del tragitto con una coppia olandese, lei insegnate di yoga. Arrivati a Punte la Reina, loro cercano un hotel invece io proseguo verso il rifugio del pellegrino in cui sapevo andavano i pellegrini conosciuti la mattina. Al primo rifugio incontro Victor, lo saluto e proseguo verso il secondo che però nessuno conosceva. C’era inoltre una festa nel paese e tutti erano vestiti di bianco e rosso e c’erano anche dei carri tipo carnevale.

Dopo aver chiesto informazioni diverse volte e aver girato tutto il paese arrivo a un ponte chiuso per la festa  (lo avrebbero usato per sparare i fuochi di artificio) e fortunatamente trovo una persona che mi indica correttamente la via.

Arrivo al Santiago Apostol e trovo Rosa e l’altro ragazzo spagnolo della mattina. Erano solo le 14:30 quindi ne approfittiamo per prendere un bel menù del pellegrino e per fare un bagno in piscina, rara da trovare nei rifugi quindi abbiamo voluto approfittarne. L’acqua era freddissima, ma il bagno ha fatto piacere ugualmente.

Pian piano arrivano altri pellegrini, tra cui i due olandesi dell’ultimo tratto che non avevano trovato hotel liberi a causa della festa. Fantastica cena insieme agli altri pellegrini dove conosco un gruppo di francesi che tuttavia sarebbero tornati a casa il giorno successivo. Lascio Rosa, l’austriaco e gli spagnoli alle loro birre e continua la discussione con i due olandesi e con due italiani, Luciano e Domenico. Domenico aveva qualche problema alle ginocchia mentre Luciano ha raccontato di essere al secondo cammino, il cammino del ringraziamento. Andiamo a dormire verso le 22:30, ma veniamo svegliati dai fuochi delle 23.

Caratteristiche del percorso

Distanza
24,4 km
Dislivello positivo
579 m
Dislivello negativo
547 m
Quota minima
405 m
Quota massima
771 m
Tempo totale
6h 27′ 16″
Tempo in movimento
5h 07′ 33″
Tempo in sosta
1h 18′ 43″
Ora di partenza
6.49
Ora di arrivo
13.16

Altimetria

Altimetria da Arre a Puente la Reina

Foto

 

Cammino di Santiago – Tappa 2 – da Roncisvalle a Arre – 24 luglio 2010

Sveglia obbligata alle 6:00 per accensione luci del rifugio, ci prepariamo con calma e verso le 7 siamo pronti per partire. L’americano è partito prima mentre ai due italiani del giorno prima si sono aggiunte diverse persone che erano arrivate qualche ora prima di noi. Insomma che il gruppo di partenza è formato da più di 10 persone.

Un po’ di male ai polpacci per la stanchezza del giorno prima, ma tutto sommato mi sento in forma e mi pongo come obiettivo l’arrivo a Pamplona, considerando che dalla mappa doveva essere strada in discesa.

Abbiamo trovato il primo bar dove fare colazione alle 9 (in Spagna i bar aprono più tardi che in Italia e la mattina non sempre era facile trovare un locale dove fare colazione) e dopo colazione abbiamo recitato tutti insieme la “preghiera del pellegrino”.

Verso le 10 mi sono diviso dal gruppo perché si sarebbero fermati 15 km prima della mia tappa e ho proseguito un po’ più spedito. Mi sentivo molto in forma e le discese le correvo quasi, tuttavia alla fine della giornata pagherò questa spavalderia.

Incontro davvero un sacco di pellegrini e imparo uno dei due saluti più ricorrenti del cammino: “Buen Camino” (saluto usato anche da e per i ciclisti, anche se loro più che camminare pedalano).

Arrivato a Larrasoana verso le 12, mi fermo ad una fontana e acquisto frutta e panino (qui in Spagna ti fan sempre dei paninoni giganti) in un negozio di alimentari.

Decido di andare avanti perché Pamplona è lontana, ma la tappa diventa dura perché non ci sono soste per 12 km e il terreno è molto accidentato in mezzo al bosco. Andando avanti mi rendo conto di avere esagerato e di non riuscire ad arrivare a Pamplona, decido quindi di fermarmi al primo rifugio, ma sembra non arrivare mai. A circa 1 km da Arre incontro nuovamente Noah, l’americano incontrato il giorno prima che però decide di proseguire per Pamplona. Io invece mi fermo stanchissimo al rifugio parrocchiale Trinidad di Arre dove il parroco mi accoglie, mi fa vedere la chiesa e mi spiega il significato delle statue in essa presenti.

Il rifugio ha pochi posti (credo 12), ma alle tre del pomeriggio eravamo solo in 3 (Cristine, una ragazza francese al suo secondo cammino, Victor, un ragazzo spagnolo, e io). Veramente stremato e con forte male alle gambe, dopo la consueta routine di doccia e lavaggio panni, mi sdraio sul letto e mi addormento per circa 2 ore.

Alle 20 mi aspetta un menù del pellegrino abbondante (dopo le fatiche della giornata si ha sempre una grande fame) e alle 22 andiamo a dormire. Inaspettatamente arrivano una decina di pellegrini dopo le 22 che probabilmente non avevano trovato posto al rifugio precedente e quindi il rifugio si riempe.

Caratteristiche del percorso

Distanza
38,5 km
Dislivello positivo
869 m
Dislivello negativo
1341 m
Quota minima
436 m
Quota massima
955 m
Tempo totale
9h 53′ 38″
Tempo in movimento
7h 35′ 19″
Tempo in sosta
2h 18′ 09″
Ora di partenza
6.51
Ora di arrivo
16.44

Altimetria

Altimetria da Roncisvalle ad Arre

Foto

 

Cammino di Santiago – Tappa 1 – da St. Jean Pied de Port a Roncisvalle – 23 luglio 2010

Arrivo alla stazione di Saint Jean Pied de Port alle 9:30 del mattino. Già sul treno locale ho conosciuto un paio di pellegrini italiani (di Varese), una coppia sui 60 anni che avevano fatto il cammino di Gerusalemme l’anno prima, ma era il loro primo cammino di Santiago. Per motivi di tempo tuttavia non riuscivano a fare il cammino di Santiago dall’inizio alla fine.

All’uscita dalla stazione abbiamo conosciuto altri pellegrini tra cui una paio di sud coreani e un americano. Abbiamo chiesto ai passanti dove fosse l’inizio del cammino e dopo alcuni tentativi siamo riusciti ad arrivare al centro di accoglienza “Les Amis du Chemin de Saint-Jacques des Pyrénées Atlatiques” dove ci hanno fornito preziosi consigli in inglese e una mappa che mi sono portato dietro fino alla fine e che ancora conservo con le tappe consigliate. Inoltre ci hanno rilasciato la CREDENZIALE, documento fondamentale per il pellegrino che da diritto ad usufruire degli alberghi del pellegrino e dei menù oltre alla importantissima Compostela all’arrivo a Santiago.

Il tempo non era dei migliori con pioggia e nebbia che andavano e venivano, come si vede dalle foto, ma ha contribuito a mantenere la temperatura fresca, valore che apprezzerò nelle giornate successive.

Uscito dal centro di accoglienza del pellegrino ho acquistato un panino bello grande e sono partito con i due italiani conosciuti sul treno. Il cammino è quindi iniziato verso le 10:20 con l’attraversamento della porta del pellegrino.  La tappa da St. Jean Pied de Port a Roncisvalle è considerata come una delle tappe più dure. In effetti è impegnativa perché si sale da circa 250 metri a 1400 metri per poi scendere a circa 900 metri; il tutto percorrendo circa 27 chilometri. Si parte dalla Francia e si arriva in Spagna attraverso i Pirenei.

Il paesaggio è veramente molto bello con molto verde e animali liberi al pascolo: cavalli, pecore, cani e strani uccelli che volteggiano numerosi in aria. Sensazione strana quella di passare in mezzo agli animali liberi mentre si cammina.

Questa prima tappa del cammino è iniziata con i due pellegrini conosciuti sul treno, ma durante il tragitto abbiamo incontrato e parlato con due sud coreani molto simpatici (non erano partiti insieme dalla Corea del Sud ma si erano incontrati il giorno stesso), con un americano che poi ci ha accompagnato fino a Roncisvalle, un napoletano, una inglese, una belga e una francese oltre a molti altri visti sul tragitto, ma solamente salutati.

C’è grande entusiasmo e anche se la tappa è dura, la gioia dell’inizio ci fa andare avanti con piacere.

Dopo un piccola tappa a Huntto dove ho preso un po’ di frutta, siamo andati avanti fino in cima ai Pirenei dove abbiamo fatto il secondo timbro alla credenziale (il primo era stato fatto alla partenza).

Il tempo a intermittenza tra pioggia e sereno costringeva a togliere e rimettere la copertura dello zaino e il k-way.

Nella fase di discesa, forse più dura di quella di salita, abbiamo fatto una deviazione per vedere la tomba di Rolando.

Siamo arrivati a Roncisvalle circa alle 17 e siamo entrati nel primo albergue del pellegrino con circa un centinaio di letti a castello. Dopo doccia, cambio e lavaggio vestiti ho finalmente provato il primo menù del pellegrino dove ho mangiato a circa 8 euro pasta con salsiccia, tortiglia con insalata, dolce e acqua insieme a Noah (l’americano), a quattro spagnoli in bicicletta e a due ragazze slovene. I due italiani con cui avevo camminato durante la giornata si erano incontrati con un gruppo di loro conoscenza che era partito presto la mattina perché era arrivato il giorno prima e avevano prenotato la cena in un orario diverso.

Finiamo giusto in tempo per la messa del Pellegrino delle 20 dove avviene la benedizione di tutti i pellegrini letta in molte lingue tra cui anche l’italiano e l’avvicinamento di tutti i pellegrini all’altare.

Alle 22 si spengono le luci e non resta che andare a dormire per essere pronti per il secondo giorno di cammino.

Caratteristiche del percorso

Distanza
26,2 km
Dislivello positivo
1482 m
Dislivello negativo
671 m
Quota minima
137 m
Quota massima
1415 m
Tempo totale
7h 27’56”
Tempo in movimento
6h 12’27”
Tempo in sosta
1h 15’29”
Ora di partenza
9.31
Ora di arrivo
16.59

Altimetria

Altimetria da St. Jean Pied de Port a Roncisvalle

Foto

Introduzione

Felicità, solitudine, gioia, dolore, condivisione con gli altri, amicizia, riflessione, stanchezza, voglia di arrivare, preghiera, eccitazione, volontà, amore, speranza, fede: tutte queste emozioni insieme rappresentano il Cammino di Santiago. Un’esperienza indescrivibile e diversa per ognuno, tanto tempo per riflettere su se stessi e sulla propria vita, lontani dagli impegni quotidiani che inevitabilmente ci condizionano.

Il 22 luglio 2010 sono partito con il treno da Spinetta Marengo, frazione di Alessandria, con 12 kg di zaino sulle spalle per percorrere il cammino di Santiago da solo. Sono arrivato a Saint Jean Pied de Port, tappa di partenza del cammino francese, il giorno successivo 23 luglio 2010 alle 9:30 del mattino e in quel momento è iniziato il mio cammino che racconterò tappa dopo tappa in questo blog.

Le 26 tappe includono anche due cammini aggiuntivi, il cammino di Fisterra e di Muxia, più brevi ma anch’essi molto belli.

Il diario è quindi così diviso:

  • Cammino da Saint Jean Pied de Port a Santiago di Compostela – 22 tappe (dal 23 luglio 2010 al 13 agosto 2010)
  • Cammino da Santiago di Compostela a Finisterre – 3 tappe (dal 14 agosto al 16 agosto)
  • Cammino da Finisterre a Muxia – 1 tappa (17 agosto)

Le tappe sono totalmente indicative e il cammino non va visto come una questione di tempo. Ognuno impiega il tempo che ritiene giusto in base a come si sente. Ho conosciuto persone che hanno compiuto il cammino in 15 giorni e altre che hanno impiegato 50 giorni. Non è una gara, ma un cammino spirituale che va vissuto in quanto tale e che fornisce importanti messaggi e riflessioni e soprattutto un’esperienza di vita insieme agli altri pellegrini e un attaccamento impossibile da provare in altre situazioni.